"Aïka" Cover

Autore: Pablo Picasso

Nome opera "Aïka" Cover

Autore Pablo Picasso

Categoria Litografia pietra

Anno 1954

Certificato il 05 ottobre 2020

Descrizione:

Original Stone Lithograph

specially made by Picasso

for the Front and Back Cover

of VERVE  Vol. VIII, nr. 29 - 30, 1954

" Suite de 180 Dessins de Picasso "

Vallauris 28-11-1953  au 03-02-1954

Printed by Mourlot Fréres Paris

Editions de la Revue Verve,  E. Teriade. Paris

Misure: Cover - cm.  38 x 56,5 on canvas

              Frame - cm. 75 x 105 

 

Provenienza: https://jksgallery.com

 

Certificazione Blockchain: https://inarte.it

 

Vedi biografia sezione " ARTISTI ":   Mourlot  -  Teriade  

 

- Certificato "Blockchain" codice: 3cnCHu-91088

- Registrazione "Archivio michelangelo" : :nr. 167

 

Aïka Sapone è la figlia di Michele Sapone, il sarto di Picasso. Aïka frequentava regolarmente La Californie (la villa-studio di Picasso a Cannes), trovandosi spesso a giocare con Claude e Paloma, i figli che Picasso aveva avuto da Françoise Gilot. :

............. alla fine del pomeriggio, quando il sole declina oltre i rilievi della costa, ricompare sul vialetto de La Californie la Dauphine rossa di Sapone.

- E’ stata brava Aïka ? – Domanda Michele Sapone a Picasso

- Bravissima. Un giorno o l’altro le farò un ritratto…

Il volto di Aïka interessa molto a Picasso. Le sue sopracciglia marcate, la linea ovale degli occhi che si raccorda al naso egizio, la frangetta che delimita la fronte come un caschetto e che prosegue di profilo in una lunga coda di cavallo con l’attaccatura tenuta sempre molto alta….                                                                          (da “Il Sarto di Picasso” di Luca Masia)

Ed ora  una bella storia vissuta da AÏKA SAPONE: 
… E lo stesso Picasso diceva a Silvio: “Debbo difendere la fiducia dei miei collezionisti. All’amico più caro non posso fare la minima riduzione. Tutt’al più, potrei regalargli una tela. Non ho però, in questo momento, amici che possano pretendere a un tale regalo”.


Non era proprio così. Un amico, Picasso s’era fatto, al quale non c’era settimana che non offrisse un disegno o un acquerello, che non gli completasse l’illustrazione di un libro, riempiendone le pagine bianche e i margini di fauni rosso-blu. Picasso adorava il sarto Sapone, l’accento, la mimica, la poesia del sarto Sapone, un povero lavorante italiano che dopo la guerra s’era ritrovato a Nizza, con una bellissima moglie jugoslava, sposa e cuoca perfetta, meraviglioso dono della guerra, che aveva voluto ricompensarlo generosamente dei pericoli corsi in terra straniera. Non c’era settimana dunque che il sarto Sapone non portasse a Picasso un paio di calzoni, un panciotto fantasia, un abito di seta, un soprabito o una pelliccia – o semplicemente della pasta fatta in casa, dei tortellini che a Picasso ricordavano gli ombelichi delle pin-up della costa azzurra, qualche bottiglia di vino prelibato o un cestino di frutta: i primi fichi, la prima uva dell’antica contea, erano per lui:


La loro amicizia non era però basata su questi scambi, più proficui certo per il sarto italiano che non per l’artista spagnolo. Sapone era uno dei rari personaggi che per il suo modo di spalancare gli occhi, di guardare, di gesticolare, divertiva il vecchio Picasso: l’insostituibile buffone del re.


Infastidito dai mille problemi quotidiani della vita, che nemmeno un grande artista riesce interamente ad evitare, … Picasso ritrovava il buonumore non appena vedeva apparire dietro il
cancello de La Californie il sarto Sapone, con la sua irresistibile faccia di mimo italiota. 


Tuttavia, pur colmandolo di doni, una cosa aveva sempre rifiutato: far il ritratto della figlia di Sapone, una bellissima ragazza, degnissima di entrare nel mondo figurativo dell’artista. Proprio perché sentiva quanto il sarto tenesse a quel ritratto, Picasso glielo rifiutava, traendo un segreto compiacimento dalla muta disperazione dell’italiano, che per quel ritratto avrebbe dato la vita e cento vestiti di seta. Ma Picasso, duro , irremovibile; e quando Sapone si faceva accompagnare dalla figlia con il sacchetto dei tortellini preparati dalla moglie, nella borsa, si sforzava di non guardarla, di non rendersi conto della sua presenza, per quanto, bella com’era, quel gioco dovesse costargli una certa fatica. …

da “Parigi era Viva” di Gualtieri di San Lazzaro

Interessato a quest'opera?

Collezione privata 

( info: am@archiviomichelangelo.it  oppure:  info@jksgallery.com  )